Il Parlamento europeo chiede di rafforzare gli strumenti a disposizione dell’Unione europea per garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche, ridurre le dipendenze dai Paesi terzi e sostenere l’autonomia strategica dell’industria europea. Al centro delle nuove misure, la creazione di un’agenzia europea dedicata alle materie prime critiche, accompagnata da un fondo di 2 miliardi di euro, e la possibilità di introdurre restrizioni alle esportazioni di materiali strategici destinati al riciclaggio.

Con 470 voti favorevoli, 83 contrari e 108 astensioni, martedì 20 ottobre il Parlamento ha approvato la propria posizione negoziale sulle modifiche al Critical Raw Materials Act (CRMA), il regolamento europeo adottato nel 2024 per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti nei settori industriali strategici, dalla transizione energetica al digitale, fino alla difesa e all’aerospazio.

Le modifiche, proposte dalla Commissione europea nel dicembre 2025 nell’ambito del piano d’azione RESourceEU, puntano ad accelerare lo sviluppo delle capacità europee di estrazione, trasformazione, raffinazione e riciclaggio, sostenendo finanziariamente i progetti strategici lungo l’intera catena del valore.

L’obiettivo è rendere l’industria europea meno vulnerabile alle interruzioni delle forniture e alle pressioni geopolitiche esercitate dai Paesi che controllano la produzione e la lavorazione delle materie prime indispensabili alle tecnologie avanzate.

Un’agenzia europea e un fondo da 2 miliardi di euro

Una delle principali novità proposte dagli eurodeputati riguarda la creazione di un Centro europeo per le materie prime critiche, concepito come un’agenzia autonoma dell’Unione, dotata di risorse finanziarie dedicate, una struttura di governance definita e adeguati meccanismi di responsabilità democratica.

Il nuovo organismo dovrebbe riunire competenze e strumenti oggi distribuiti tra diverse strutture e iniziative europee, assumendo un ruolo di coordinamento nella raccolta di informazioni sui mercati internazionali, nella pianificazione delle riserve strategiche, negli acquisti comuni e nel finanziamento dei progetti industriali.

Il Parlamento propone inoltre di dotare il Centro di un fondo da 2 miliardi di euro, da prevedere nell’ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione per il periodo 2028-2034.

La richiesta si inserisce nel confronto sul futuro bilancio europeo, dal quale dipenderà la disponibilità delle risorse necessarie per sostenere nuovi progetti estrattivi, impianti di raffinazione e infrastrutture per il recupero delle materie prime dai prodotti a fine vita.

La Commissione aveva già previsto, nel piano RESourceEU presentato il 3 dicembre 2025, l’istituzione di un centro europeo incaricato di coordinare gli interventi sulle catene di approvvigionamento e gestire strumenti comuni di acquisto e stoccaggio. La posizione del Parlamento punta però a rafforzarne lo status istituzionale, prevedendo un’agenzia autonoma con un finanziamento dedicato.

Possibili restrizioni alle esportazioni di magneti permanenti

Un secondo elemento centrale della relazione riguarda la possibilità di limitare le esportazioni verso Paesi terzi di scarti e rifiuti contenenti magneti permanenti, componenti essenziali per numerose applicazioni industriali, tra cui motori elettrici, turbine eoliche e sistemi utilizzati nel settore della difesa.

Gli eurodeputati propongono di introdurre una clausola che consenta alla Commissione europea, a determinate condizioni, di restringere queste esportazioni per evitare che materiali potenzialmente recuperabili vengano sottratti alla filiera europea del riciclaggio.

La misura punta a rafforzare la disponibilità di materie prime seconde, soprattutto terre rare, riducendo la necessità di ricorrere alle importazioni.

Il controllo dei flussi di materiali riciclabili assume un’importanza particolare in un contesto nel quale l’Unione europea dipende fortemente da fornitori esterni per diverse fasi della lavorazione delle materie prime critiche, con una posizione dominante della Cina in numerose filiere.

Nel piano RESourceEU la Commissione ha già individuato nel recupero dei magneti permanenti e nello sviluppo delle capacità di riciclaggio alcune delle priorità per ridurre le vulnerabilità industriali europee.

Maggiori obblighi di sicurezza per le grandi aziende

La posizione del Parlamento prevede inoltre di rafforzare gli obblighi di resilienza delle imprese operanti nei settori strategici che utilizzano materie prime critiche.

Secondo gli eurodeputati, dovrebbe essere la Commissione europea, anziché i singoli Stati membri, a individuare le grandi aziende soggette a tali obblighi, sulla base dell’importanza delle materie prime utilizzate e del settore industriale di appartenenza.

Tra i comparti interessati figurano la produzione di batterie, le tecnologie per l’idrogeno, l’industria aeronautica, i droni, i satelliti e i semiconduttori avanzati.

Le imprese individuate dovrebbero mappare le proprie catene di approvvigionamento, valutare i rischi di interruzione delle forniture e adottare misure per ridurre le vulnerabilità.

Il Parlamento propone anche di rendere più prevedibili le procedure di selezione dei progetti strategici, chiedendo alla Commissione di aprire le candidature almeno due volte all’anno, con scadenze chiare e regolari.

L’obiettivo è accelerare gli investimenti e consentire alle imprese di pianificare con maggiore certezza lo sviluppo di nuove attività estrattive, di trasformazione e riciclaggio.

Stabilizzazione dei prezzi e acquisti comuni

Per migliorare la sostenibilità economica degli investimenti, gli eurodeputati chiedono anche l’introduzione di meccanismi di stabilizzazione dei prezzi, tra cui i Contracts for Difference (CfD), o contratti per differenza.

Questi strumenti potrebbero garantire una maggiore prevedibilità dei ricavi ai promotori di progetti di estrazione, lavorazione e riciclaggio, riducendo l’esposizione alle oscillazioni dei prezzi internazionali delle materie prime.

Il Parlamento propone inoltre di ampliare il meccanismo europeo di acquisto congiunto, per consentire la costituzione coordinata di scorte strategiche tra Stati membri e imprese.

La disponibilità di riserve comuni dovrebbe contribuire ad attenuare gli effetti di eventuali interruzioni delle forniture, evitando che crisi geopolitiche o restrizioni commerciali compromettano la continuità produttiva dell’industria europea.

Il legame con la difesa e la sicurezza europea

La relazione dedica particolare attenzione alla dimensione della sicurezza e della difesa, riconoscendo il ruolo delle materie prime critiche nella produzione di sistemi d’arma, componenti elettronici, aeromobili, droni, satelliti e altre tecnologie militari avanzate.

Per questo gli eurodeputati chiedono che il programma europeo per l’industria della difesa, European Defence Industry Programme (EDIP), possa contribuire al finanziamento dei progetti strategici sulle materie prime considerate indispensabili per la sicurezza dell’Unione.

La proposta riflette la crescente integrazione tra politica industriale e politica di difesa europea, in un contesto caratterizzato dall’aumento degli investimenti militari e dalla necessità di rafforzare l’autonomia produttiva del continente.

Il controllo delle catene di approvvigionamento non riguarda quindi soltanto la competitività economica, ma diventa anche una questione di sicurezza strategica, soprattutto per le tecnologie a duplice uso, civile e militare.

Chi controlla le materie prime critiche controlla il nostro futuro industriale

Il relatore del provvedimento, l’eurodeputato olandese Mohammed Chahim, del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D), ha sottolineato il peso crescente delle materie prime critiche negli equilibri geopolitici internazionali.

“Le materie prime critiche sono diventate la valuta del potere geopolitico. Chi le controlla, controlla il nostro futuro industriale, la nostra transizione energetica e la nostra sicurezza”, ha dichiarato Chahim.

“L’Europa non può permettersi di restare a guardare mentre altri rafforzano il proprio controllo sulle materie prime critiche”, ha aggiunto.

Secondo il relatore, l’Unione deve dotarsi di strumenti in grado di anticipare le crisi e impedire che le proprie dipendenze industriali vengano utilizzate come leva di pressione politica.

“Abbiamo bisogno di un centro europeo per le materie prime critiche, dotato delle risorse finanziarie e del mandato necessari per agire rapidamente, anticipare le interruzioni delle forniture e garantire che le nostre necessità non possano essere trasformate in strumenti di pressione geopolitica”, ha affermato.

Chahim ha infine ribadito la disponibilità a rafforzare la cooperazione con Paesi partner affidabili, che condividano l’obiettivo di garantire catene di approvvigionamento sicure e il rispetto di elevati standard ambientali e sociali.

Ora i negoziati con il Consiglio

Con il voto di martedì, il Parlamento europeo ha definito la propria posizione negoziale sulla revisione del Critical Raw Materials Act ed è pronto ad avviare il confronto con gli Stati membri sulla formulazione definitiva del provvedimento.

La normativa originaria, entrata in vigore nel maggio 2024, stabilisce una serie di obiettivi per il rafforzamento delle capacità europee di estrazione, trasformazione e riciclaggio delle materie prime strategiche entro il 2030.

Il regolamento prevede che l’Unione sia in grado di soddisfare attraverso attività svolte sul proprio territorio almeno il 10% del consumo annuo di materie prime strategiche attraverso l’estrazione, il 40% attraverso la trasformazione e il 25% attraverso il riciclaggio. Stabilisce inoltre che non più del 65% del consumo annuo europeo di ciascuna materia prima strategica, in una determinata fase di trasformazione, provenga da un singolo Paese terzo.

Il rafforzamento del CRMA si inserisce nella strategia RESourceEU, con la quale la Commissione ha annunciato la mobilitazione di 3 miliardi di euro per sostenere, nell’arco di dodici mesi, progetti capaci di garantire forniture alternative di materie prime critiche nel breve periodo.

Il negoziato con il Consiglio dovrà ora definire il grado di centralizzazione delle competenze europee, le risorse finanziarie effettivamente disponibili e gli strumenti di intervento sui mercati delle materie prime.

Questioni che assumono un rilievo crescente alla luce delle tensioni commerciali internazionali e della competizione tra le principali potenze industriali per il controllo delle risorse indispensabili alle tecnologie del futuro.

[a cura di Simone Cantarini]

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